The Witcher 3: Wild Hunt - RECENSIONE

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The Witcher 3: Wild Hunt, sopravvivere all’hype – RECENSIONE

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La gestazione di The Witcher 3: Wild Hunt è stata lunga e sofferta. Sia per CD Projekt RED, impegnata nel suo primo vero tripla A multipiattaforma, sia per i suoi fan che hanno visto il gioco posticipato ben due volte prima della data di uscita finale. Ebbene, dopo mesi di attesa ecco che Geralt di Rivia arriva finalmente per la sua terza avventura.

Il percorso di Geralt nasce nel 2007 da quello che è praticamente uno studio polacco quasi indipendente. The Witcher, il primo capitolo della saga, riesce a convincere gli appassionati di GDR su PC. E lo fa così bene che, nonostante il fallito porting su console costato alla società quasi il fallimento, The Witcher 2: Assassins of Kings vedrà la luce nel 2011, prima su PC e in seguito su Xbox 360.

La storia si ripete, ma più in grande: The Witcher 2 diventa un caposaldo del gaming PC, un enorme successo per i giochi di ruolo e un nuovo modo di approcciarsi al genere. Toni cupi, una storia dove il bianco e il nero non esistono, violenza realistica e scene d’amore ben curate scolpiscono Geralt nel cuore di moltissimi giocatori.

Da allora per CD Projekt RED si prospetta una strada in discesa; la casa polacca ha infatti coltivato con calma e pazienza la fama di sviluppatore gamer-friendly, che regala le bellissime versioni Enhanched ai suoi giocatori già possessori del titolo; che non mette prezzo ai contenuti aggiuntivi, che vende i giochi senza DRM e che ascolta le comunità sui forum.

Alla fine, Maggio è arrivato. Geralt terrà fede alle promesse?

Alcuni paesaggi sono decisamente ben caratterizzati. Tanto che vi ritroverete a fissarli per decine di secondi.

Alcuni paesaggi sono decisamente ben caratterizzati. Tanto che vi ritroverete a fissarli per decine di secondi.

Un mondo immenso, un mondo vero

Uno degli aspetti più riusciti di questo titolo è senza dubbio il lore creato da CD Projekt RED. Il mondo di gioco ha un background che non possiamo non definire mostruosamente immenso. Lo script della storia è qualcosa di davvero eccezionale, rappresenta la vera e propria punta di diamante del titolo; la trama principale è tessuta insieme da mani sapienti che mescolano la storyline primaria alle quest secondarie, dandovi davvero un riscontro delle vostre azioni e decisioni all’interno del gioco.

La mappa del gioco è probabilmente la più vasta (al momento della recensione) attualmente disponibile su un gioco di ruolo open world. Le attività possibili sono moltissime; praticamente ogni cento metri troveremo qualcosa da fare, qualcuno da salvare o mostri da uccidere. Geralt può quindi seguire la trama principale, darsi alle spesso propedeutiche quest secondarie o dedicarsi alle cacce al tesoro e ai contratti da Witcher. Questi ultimi sono solitamente a disposizione nelle bacheche degli insediamenti che visiteremo, e consistono sostanzialmente nell’uccidere diverse bestie che importunano i villici dopo aver contrattato un buon prezzo con il nostro datore di lavoro.

Lo script della storia è qualcosa di davvero eccezionale, rappresenta la vera e propria punta di diamante del titolo; la trama principale è tessuta insieme da mani sapienti che mescolano la storyline primaria alle quest secondarie.

Per la prima metà del gioco avremo a che fare con un’esplorazione limitata della mappa; dovremo completare diverse quest della trama principale per avere accesso al mondo di gioco completo nella sua interezza. Ed è il caso di notare che siano pressoché assenti totalmente i caricamenti. Ci ritroveremo, oltre al canonico caricamento iniziale, ad attendere circa 30-40 secondi in caso Geralt dovesse morire, secondi che probabilmente impiegherete a realizzare mentalmente cosa sia andato storto prima di riprendere l’immersione nel gioco. Parlo di immersione a ragion veduta, poiché è facile farsi catturare dalla trama del gioco, ed inoltre giocare a The Witcher 3 rappresenta un impegno notevole, dato che il gioco può tranquillamente risucchiarvi ore su ore in caso vogliate terminarlo nella sua interezza.

I personaggi vi sorprenderanno in quanto a reazioni emotive, e completando le quest secondarie sembrerà di aver contribuito a un episodio della vostra serie tv preferita. Gli sceneggiatori hanno fatto davvero un lavoro completo e profondo. Il ciclo giorno/notte e le condizioni ambientali dinamiche vi faranno sentire parte di un mondo vero, vivo e vibrante.

I personaggi vi sorprenderanno in quanto a reazioni emotive.

C’è forse fin troppo da fare, e vi ritroverete spesso a perdere il filo della trama principale per aiutare contadini, cacciare uno spirito fastidioso, scortare bestiame e via dicendo. Vecchie e familiari facce vi daranno nuove storyline da seguire, a seconda delle scelte iniziali del gioco o se importerete i salvataggi da The Witcher 2.

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La Caccia Selvaggia, uno dei nemici più pericolosi che Geralt dovrà affrontare nel suo ultimo capitolo.

Gameplay selvaggio

Dal punto di vista del gameplay, il gioco si presenta come una versione migliorata di quanto già visto il The Witcher 2: Assassins of Kings. Tuttavia, il titolo soffre ancora di una mancanza di polish sulle hitbox e diversi difetti di compenetrazione ambientale affliggono il combattimento. Nonostante CD Projekt RED abbia cercato di migliorare e rivedere le sessioni di spada, anche con diverse semplificazioni che abbiamo apprezzato (come la scelta delle spade in automatico), queste soffrono ancora di qualche piccola deficienza più o meno incisiva sul gameplay in generale.

Inoltre, alcune sessioni di combattimento alla lunga tendono alla ripetitività; c’è da dire che il gioco non è molto permissivo degli errori del giocatore e tende a punirlo spesso in caso decida andare avanti di puro button smashing, e non possiamo che apprezzare questa cosa. Tuttavia, The Witcher 3 non vuole affatto essere un concorrente di Bloodborne o Dark Souls (anche perché sono generi diversi!) ed il combattimento risulta funzionale alla storia; il giocatore avrà raramente la sensazione di sentirsi la morte dietro ogni angolo (tranne che a livelli di difficoltà molto alti), non dimentichiamo di stare interpretando un esperto cacciatore di mostri e affini che raramente si farà spaventare da una banda di briganti o da qualche bestia alata. A livelli di difficoltà più alti però The Witcher 3 può davvero diventare ostico e costringervi a ponderare molto più attentamente l’evoluzione dell’albero delle skill di Geralt e a riempire correttamente gli slot di pozioni e bombe. A complicare il tutto abbiamo l’indicatore di stamina che ci costringerà a un numero determinato di capriole e schivate.

Alcune sessioni di combattimento alla lunga tendono alla ripetitività

Anche l’alchimia, un po’ il trademark del Witcher, è stata rivista pesantemente. Ora è possibile creare le pozioni, bombe, unguenti e trappole in un menù a loro dedicato all’interno del gioco. Tutto può essere “potenziato” per ben tre livelli. Inoltre, un riposo “ricaricherà” tutto quello che abbiamo già creato, dandoci quindi la possibilità di “fabbricare” una sola volta pozioni, trappole, unguenti e bombe. Assolutamente pregevole la gestione del crafting; ci serviranno armaioli e fabbri per armi e armature, preziosi schemi e materie prime ricavate dal looting dei nostri viaggi. Dovremo tener contro dell’usura dell’equipaggiamento (caratteristica che ci costringerà a lavorare per avere più soldi) e setacciare i mercanti più validi per i nostri componenti e i nostri reagenti.

Concludiamo la dissertazione sul gameplay dando una menzione d’onore al riuscitissimo mini-game Gwent, gioco di carte collezionabili che di “mini” ha ben poco, dato che è implementato in maniera davvero grandiosa nel mosaico del gameplay. Il gioco va a sostituire la presenza del poker a dadi di The Witcher 2 e senza spoilerarvi nulla, sappiate che vi ritroverete a girovagare per il mondo e a spulciare tra le merci di diversi rivenditori per trovare carte rare e cercare di creare il vostro mazzo definitivo. Gwent potrebbe essere tranquillamente un gioco a sé stante, un po’ come l’Heartstone di Blizzard.

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Un simpatico tavolo di Gwent pre partita. Preparatevi, perché ci passere ore e ore.

Downgrade?

Da giorni ormai la questione del possibile deterioramento del comparto grafico del gioco impazza su internet. Screenshots catturati da fonti compresse messe a confronto con filmati del 2013, scandalizzati frequentatori di forum che cancellano preorder e così via. Vogliamo dire immediatamente una cosa: The Witcher 3 è visivamente stupendo. Ammettere che un leggero calo di qualità c’è stato è innegabile, ma crediamo si tratti perlopiù di aggiustamenti tecnici per permettere un’esperienza notevole sulle tutte le piattaforme. Su PC il gioco è brillante, gode di textures ad altissima risoluzione, di un orizzonte visivo più ampio e con il rilascio del nuovo RED Kit i modders non avranno difficoltà a cambiare filtri o direzione stilistica del titolo.

Le caratteristiche visive del gioco vi stupiranno; cavalcare sotto una scosciante pioggia verso Novigrad o seguire le correnti mentre si naviga nell’arcipelago delle isole Skellige al tramonto sono azioni che danno una sensazione di profondità e cura dei dettagli davvero notevole. Il gioco soffre però, data la sua immensità, di bug e pop-up saltuari che possono infastidire l’idilliaco paesaggio o le vostre scampagnate nel vasto mondo di gioco.

Vogliamo dire immediatamente una cosa: The Witcher 3 è visivamente stupendo.

Su console abbiamo notato anche un leggero calo di framerate nelle sessioni più concitate; tanti nemici danno parecchio da fare alle nostre amiche da salotto, facendo scendere pericolosamente la soglia dei 30fps (su PS4). Nota decisamente positiva riguardo l’audio del gioco; la colonna sonora non è mai fuori posto, accompagnandoci emotivamente in ogni passo compiuto da Geralt. Il compositore Marcin Przybyłowicz si è fatto coadiuvare dal gruppo musicale polacco Percival per realizzare sonorità ricercate e vocals davvero notevoli. Anche gli effetti sonori sono molto ben curati e decisamente sopra le righe. Un’altra eccellenza arriva dal doppiaggio; Doug Cockle, Charles Dance e Steven Hartley danno un ulteriore spessore ai personaggi di Geralt, Emyr e Eredin. Il voice over è così curato che spiccheranno accenti, modi di parlare e parole particolari che vi rimarranno in testa. Purtroppo però il doppiaggio è solo in inglese, il che potrebbe fare storcere il naso ai non anglofoni. Tuttavia i sottotitoli vi verranno in aiuto in caso la lingua britannica non sia il vostro forte.

Conclusioni

Ci troviamo di fronte al culmine di un’attesa durata quasi tre anni. Per i fan di Geralt questo è un grande momento. CD Projekt RED ci ha messo anima e corpo, ma è riuscita infine a portare sui nostri schermi il miglior gioco di ruolo attualmente disponibile? Per la nostra esperienza, la risposta è positiva. Nonostante The Witcher 3: Wild Hunt sia un gioco decisamente ancora sporco, con diversi difetti tecnici da limare, un’IA nemica da migliorare e il combattimento impreciso, ci troviamo di fronte a un capolavoro della narrazione, un’esperienza visivamente senza pari sull’attuale generazione di console. Il mondo di Geralt vi rapirà con i suoi toni oscuri e vi porterà via centinaia di ore della vostra vita. La trama complessa e perfettamente tessuta con le musiche e il doppiaggio di altissimo livello affluiscono in un gioco melodioso che semplicemente non ha un degno avversario al momento.

The Witcher 3: Wild Hunt rasenta quindi la perfezione e non la raggiunge solo per mere questioni tecniche, e siamo fiduciosi che CD Projekt RED supporti a dovere il titolo e cancelli queste macchie da una tela altrimenti perfetta.

VOTO: 4,5/5

About Amedeo Davit

Appassionato di gaming dalla tenera età, ha fatto dei videogiochi la sua passione preferita insieme alle arti marziali e alla scrittura. Scopri di più sulla pagina staff.

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